A partire dal 2002, ebbi numerose esperienze che mi convinsero, in modo sempre più chiaro, del fatto che il benessere di una persona, oltre che dal possedere alcune sicurezze materiali di base, dipende squisitamente dalla qualità delle sue relazioni interpersonali.
Tali esperienze mi portarono a capire, infatti, che le relazioni autentiche e di valore consentono alle persone di interfacciarsi efficacemente con la componente più sottile, complessa ed importante della realtà: i propri simili.
Osservai, infine, che, per costruire buone relazioni, è fondamentale saper padroneggiare una buona capacità di comunicazione: una buona comunicazione si basa sul riuscire ad esprimere i propri punti di vista, mantenendo sempre un approccio di completo rispetto nei confronti dei punti di vista degli altri.
Mi piace ricordare che anche il filosofo greco Socrate sosteneva fermamente che “Il dialogo è il sommo bene”.
 
Dal momento in cui sviluppai queste consapevolezze, mi dedicai intensamente a formarmi per diventare esperto nel comunicare in modo efficiente e mi concentrai nel concepire una metodologia di dialogo che, più di ogni altra, potesse produrre una comunicazione soddisfacente.
Dopo numerose valutazioni e tentativi, scopersi che la formula migliore sarebbe stata quella di usare il COACHING, una tecnica di colloquio sofisticata, avente le radici nella Maieutica Socratica*, integrandolo con una serie di potenti tecniche introspettive antiche e moderne di indagine di sé stessi, che riassunsi nel termine ORASIS (che, in greco, significa “visione”).
 
* La Maieutica è la tecnica di dialogo mediante la quale Socrate si proponeva di far emergere la verità a partire dalle affermazioni del suo interlocutore.
 
Nacque, così, il metodo ORASIS COACHING, un modello di conversazione che si svolge secondo il seguente schema logico:

DIALOGO EFFICACE

CONOSCENZA DEI PROPRI BISOGNI

INTUIZIONI

STRATEGIE OPERATIVE

RISULTATI

CHE COS’È  IL COACHING E COME FUNZIONA?
 
Il Coaching è un’attività di supporto alla conoscenza di sé ed allo sviluppo personale, rivolta alle persone ed alle aziende, finalizzata a:
  1. produrre chiarezza su situazioni di interesse del Cliente,
  2. rendere il Cliente consapevole delle proprie emozioni, bisogni, valori e risorse,
  3. rendere il Cliente consapevole del proprio grado di responsabilità e del proprio grado di potere,
  4. facilitare il dispiegamento dei processi decisionali,
  5. consentir di risolvere problematiche e criticità,
  6. consentir di raggiungere obiettivi strategici ed a
  7. consentir di conseguire una maggior soddisfazione personale e professionale.
Il Coaching prende il nome dal Professionista che lo esercita, il quale è detto Coach (termine anglosassone che designa l’“autobus”), in quanto, come un mezzo di trasporto metaforico, consente al Cliente di spostarsi agevolmente da una situazione attuale ad una situazione desiderata.
Il Cliente è definito Coachee.
 
Il Coaching si svolge mediante colloqui, definiti sessioni, nel corso delle quali il Coach fornisce:
  1. un ascolto di tipo empatico,
  2. una serie di domande calibrate ed
  3. alcune personali interpretazioni (= feedbacks) delle situazioni descritte dal Coachee.
L’ascolto empatico è una disposizione all’ascolto basata sull’empatia, ovvero sulla capacità di “mettersi nei panni dell’altra persona”. Un Coach padroneggia l’ascolto empatico e, grazie a questa capacità, è in grado di mettere a proprio agio il Coachee, di cogliere tutte le componenti comunicative che egli esprime (verbali, para-verbali e non verbali) e di costruirsi il quadro più accurato possibile degli eventi in corso di esplorazione.
Le sessioni si svolgono in un contesto di:
  1. riservatezza delle informazioni (eccetto per quelle riguardanti attività illegali o connesse ad un pericolo per le persone),
  2. calma, ovvero con tempistiche idonee a svolgere tutti gli approfondimenti necessari,
  3. legittimità e rispetto per le opinioni del Coachee.
In base alle necessità del Coachee, il numero delle sessioni può andare da una a circa dodici.
 
L’idea fondamentale è che “la soluzione è sempre all’interno del Cliente”: il Coach sa che il Coachee è il massimo conoscitore delle vicende che lo riguardano e s’impegna a guidarlo ad un’esplorazione della realtà e ad una maggiore conoscenza di sé stesso.
A differenza di ciò che avviene in una Consulenza (in cui il beneficio deriva dai consigli tecnici che il Consulente fornisce al Cliente), nel Coaching l’apprendimento è frutto di una collaborazione tra Coach e Coachee: affinché l’efficacia dell’intervento del Coach si realizzi, è cruciale che il Coachee si impegni seriamente nell’indagine che il Coach lo aiuta a svolgere.
Il Coach aiuta il Coachee ad inoltrarsi leggermente fuori dalla propria “zona di comfort”, ad affrontare sfide alla sua portata e ad effettuare apprendimenti su vari piani.
Se applicato ad un livello profondo, il Coaching permette di far emergere gli assunti che stanno orientando il Coachee ad agire secondo una certa modalità, consentendogli, se lo ritiene opportuno, di valutare modalità operative più funzionali.
Il Coaching esplica la sua efficacia senza la necessità di entrare nel merito delle singole materie e può, pertanto, essere impiegato con successo in qualsiasi ambito di attività.
Esso si differenzia dalla Psicoterapia in quanto non è progettato per intervenire sulla sofferenza psichica: qualora emergesse questa circostanza, il Coach suggerirebbe al Coachee un percorso più idoneo.
 
A livello globale, la più importante Associazione di Categoria è l’International Coaching Federation (ICF). L’ICF ha formulato la seguente definizione ufficiale di Coaching: “Il Coaching è una metodologia di sviluppo personale nella quale una persona (detta Coach) supporta un’altra persona (detta Coachee o Cliente) nel raggiungimento di uno specifico obiettivo personale, professionale o sportivo. Un Coach fornisce supporto all’acquisizione di un più alto grado di consapevolezza, responsabilità, scelta, fiducia e autonomia. Il Coaching è una partnership con i Coachees, che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il loro potenziale personale e professionale.
 
L’ICF ha altresì formalizzato uno specifico Manifesto delle Competenze Chiave (la frase in grassetto deve avere un collegamento ipertestuale che rimanda a questa URL: https://www.coachfederation.it/le-11-competenze-chiave), a cui tutti i Coach si devono conformare, ed un apposito Codice Etico, (la frase in grassetto deve avere un collegamento ipertestuale che rimanda a questa URL https://www.coachfederation.it/codice-di-condotta-icf-code-of-ethics): che stabilisce in modo chiaro gli standards deontologici.
 
ORASIS: I MODELLI TEORICI E LE TECNICHE INTROSPETTIVE DI AUTOCONOSCENZA
 
Riporto di seguito i modelli teorici su cui ho fondato il mio approccio di dialogo e le discipline di introspezione che ho affiancato al Coaching nel costruire il mio metodo di supporto allo sviluppo personale.
 
I MODELLI TEORICI
  • la Filosofia Greca antica,
  • la Teoria dell’Interessere di Thich Nhat Hanh,
  • la Filosofia Zen,
  • l’Esperienza emozionale correttiva di Franz Alexander,
  • il New Thought,
  • il Pensiero sistemico di Von Bertalannfy, Bateson e Watzlawick,
  • la Teoria dei Bisogni di Maslow,
  • la Filosofia costruttivista,
  • le Teorie sul Counseling di Carl Rogers,
  • gli Assiomi della Comunicazione di Watzlawick,
  • il Pensiero strategico e le Logiche non ordinarie di Watzlawick e Nardone,
  • la Comunicazione Non Violenta di Rosenberg,
  • il Pensiero divergente,
  • Il Pensiero laterale di De Bono,
  • la Teoria dell’Autodeterminazione di Deci e Ryan,
  • la Teoria della Motivazione di Daniel Pink,
  • l’Empatia tattica di Chris Voss.
 
Questi modelli contribuiscono a definire uno schema semplice ed efficiente di assunti teorici, che consente di indagare la realtà con la massima chiarezza e, allo stesso tempo, con la massima adattabilità alla dimensione soggettiva.
 
LE TECNICHE INTROSPETTIVE DI AUTOCONOSCENZA
  • la Meditazione Advaita,
  • la Meditazione Anapana,
  • la Meditazione Vipassana,
  • il Focusing di Eugene Gendlin,
  • la Mindfulness di Jon Kabat-Zinn,
  • l’Internal Family Systems Model di Richard Schwartz.
 
Queste tecniche favoriscono l’osservazione e la conoscenza non giudicante della propria dimensione interiore e sono altamente utili per individuare gli elementi della realtà più rilevanti per ciascuno: sulla base delle consapevolezze che consentono di acquisire, diventa possibile identificare gli obiettivi personali più significativi, per conseguire i quali è solo sufficiente, a quel punto, elaborare la strategia più idonea.
 
In virtù di questi modelli e di queste tecniche, il metodo ORASIS COACHING aiuta il Coachee a:
  1. potenziare la propria capacità di osservare la realtà dalla più ampia angolatura possibile e a consentirgli, se necessario, di osservare gli scenari di interesse da una prospettiva esterna allo schema di riferimento (Pensiero divergente);
  2. integrare, nella propria visione della realtà, gli aspetti di ambiguità e di paradosso che emergono nel corso dell’investigazione degli scenari di interesse (Pensiero strategico, Logiche non ordinarie);
  3. fare esperienza dell’interrelazione tra i fenomeni che caratterizzano la realtà materiale, mentale e spirituale (Pensiero sistemico e Teoria dell’Interessere);
  4. allenare, parallelamente ad un metodo di pensiero razionale, un metodo di conoscenza fondato sull’intuizione;
  5. coltivare la consapevolezza del momento presente.
 
Qui di seguito, una breve spiegazione di alcuni di questi modelli e tecniche.
 
MAIEUTICA SOCRATICA
La Maieutica (o Metodo Socratico) è la tecnica di dialogo mediante la quale il filosofo greco Socrate si proponeva di far emergere la verità a partire dalle convinzioni del suo interlocutore.
L’intento del filosofo era quello di portare l’interlocutore a riconoscere autonomamente la presenza in sé stesso delle risorse di indagine idonee a condurlo ad una descrizione corretta della realtà.
Socrate credeva in un dialogo che avesse come priorità il totale rispetto dell’interlocutore ed evitava qualsiasi atteggiamento conversazionale orientato al tentativo di persuadere l’altra persona.
Fondava il dialogo su domande aperte, appositamente concepite per arricchire con nuove prospettive interpretative il ventaglio delle opinioni già conosciute.
 
FILOSOFIA COSTRUTTIVISTA
In una formulazione molto generale, l’approccio costruttivista mette in discussione la possibilità di una conoscenza oggettiva della realtà, come realtà indipendente dall’osservatore.
Partendo da questa convinzione, e sulla base anche dell’assunto di Parmenide in base a cui “pensare coincide con essere”, la filosofia costruttivista applicata al linguaggio sostiene che la realtà è generata dal linguaggio, inteso come veicolo del pensiero.
In quest’ottica, un certo tipo di pensiero (reso concreto dal linguaggio) genera un certo di tipo di realtà.
Senza qui discutere la veridicità o meno di quest’asserzione, si può però constatare che il linguaggio (e, pertanto, il pensiero) di una persona determina un effetto rilevabile sulla disposizione di quella persona ad affrontare la realtà in un modo o in un altro: pertanto, in funzione dell’interpretazione che una persona formula della realtà, essa modificherà la sua modalità di azione concreta.
Questo fenomeno è stato anche definito la “profezia che si autodetermina”.
Questo modo di impostare l’approccio al linguaggio (e quindi al pensiero) è estremamente funzionale, nel Coaching, al processo di “ristrutturazione” della percezione di un determinato scenario operativo.
 
PENSIERO SISTEMICO
Il pensiero sistemico è stato concepito dal biologo Ludwig Von Bertalanffy nel 1967 e considera tutte le scienze come parte di un’unica Teoria Generale dei Sistemi, che abbraccia ogni ambito della vita, dalla biologia alla comunicazione umana.
La Teoria dei Sistemi ha messo in luce le sinergie che esistono anche fra quelli che la scienza studia come ambiti separati, ma che, nella realtà, interagiscono mediante fenomeni di retroazione.
Il pensiero sistemico è l’approccio cognitivo che, nel corso dell’esame di un aspetto della realtà, tiene sempre presente l’oggettività dell’inserimento di quell’aspetto all’interno di un sistema più complesso, con il quale il singolo aspetto è in relazione biunivoca.
In ambito psicologico, questa corrente di pensiero ha assunto il nome di Psicologia sistemica ed è stata autorevolmente sviluppata, tra gli altri, da Gregory Bateson e da Paul Watzlawick.
 
PENSIERO STRATEGICO
Consiste in un particolare approccio di pianificazione operativa che utilizza come strumento d’elezione un insieme ben definito di strategie e stratagemmi codificati nei secoli da varie culture.
Esempi illustri sono rappresentati dal trattato cinese “L’arte della guerra” e dal manuale “I 36 stratagemmi”.
Questi testi propongono tecniche mutuate dall’ambito bellico, che però trovano anche valida applicazione a molteplici situazioni pratiche e relazionali della civiltà contemporanea.
Illustri psicologi come Paul Watzlawick e Giorgio Nardone ne hanno investigato le straordinarie implicazioni e gli eccezionali risultati in ambito psicoterapeutico.
 
PENSIERO DIVERGENTE
Consiste in una particolare modalità del pensiero creativo orientata a produrre il maggior numero possibile di interpretazioni (anche e soprattutto insolite) rispetto ad un determinato problema o aspetto.
Questo approccio si traduce, tra le altre cose, nell’apertura verso un numero molteplice di soluzioni per una specifica questione.
L’allenamento a pensare in modo divergente rende accessibile il cosiddetto “thinking outside the box”, ovvero l’attitudine a pensare al di fuori di schemi predefiniti.
Questa capacità abilita ad una maggiore libertà rispetto al rischio di formulare pregiudizi e alla tendenza a giudicare per stereotipi.
 
FOCUSING
Consiste in una semplice e geniale tecnica di autoconoscenza, elaborata nel 1978 dallo psicologo Eugene Gendlin, stretto collaboratore di Carl Rogers.
Gendlin aveva intuito che era possibile accedere alle consapevolezze conservate nella propria interiorità, mediante l’articolazione di una vera e propria “conversazione” con le proprie sensazioni corporee.
Aveva capito che le sensazioni che si manifestano di volta in volta a livello somatico sono collegate a specifici stati emotivi e a bisogni non riconosciuti a livello conscio e potevano pertanto essere correttamente interpretate come “segnalazioni” circostanziate da parte del corpo.
Il fatto di rivolgere un ascolto incondizionato alle proprie sensazioni, nella consapevolezza che siano espressione di parti di noi stessi portatrici di specifiche istanze, dà luogo ad una sintonizzazione con le proprie componenti profonde e consente di riappropriarsi di esperienze vissute e registrate nella memoria somatica, il cui riconoscimento rende disponibili informazioni preziose per adottare specifiche scelte nel presente.
 
MEDITAZIONE DI CONSAPEVOLEZZA O MINDFULNESS
La parola inglese “Mindfulness”, in senso stretto, significa “consapevolezza”.
Nel 1979 un biologo americano di nome Jon Kabat-Zinn concepì un metodo di riduzione dello stress basato sulla pratica della consapevolezza del momento attuale, elaborandolo a partire dai concetti del Buddhismo Zen, che egli aveva studiato per molti anni.
Kabat-Zinn denominò il suo progetto con la locuzione “Mindfulness-based Stress Reduction Program”.
Da quel momento, pertanto, quando si parla di Mindfulness, si fa riferimento all’approccio di meditazione elaborato da Kabat-Zinn, non solo in relazione ai suoi risvolti terapeutici, ma, più in generale, in relazione alle tecniche di focalizzazione dell’attenzione sulla consapevolezza non giudicante del momento presente.
La Mindfulness comprende una serie di pratiche volte a facilitare la conoscenza delle esperienze che si manifestano all’interno e all’esterno della persona (sensazioni, percezioni, pensieri, emozioni, parole, azioni, relazioni), promuovendone la conoscenza e l’integrazione nella propria realtà di vita.
Si parla indifferentemente di Mindfulness, di Meditazione di consapevolezza o di Meditazione di presenza mentale.